Baccharis a foglie di alimio

Baccharis halimifolia L.

Arbusto dioico (fiori maschili e femminili su individui separati) a fioritura autunnale, dalla forma eretta e crescita rapida; può raggiungere altezze comprese tra 1 e 3 m (6 m nei casi eccezionali). Caratterizzato da foglie semplici e alterne, talvolta opposte, e fiori densamente raggruppati: i fiori maschili sono tubulosi, giallastri per via dell’abbondante polline, mentre quelli femminili sono filamentosi e biancastri. Le fioriture attirano diverse specie di farfalle per via dell’elevata produzione di nettare. I frutti (acheni) sono dotati di lunghi pappi (10-12 mm) argentati e decorativi. B. halimifolia risulta tra le arbustive coltivate a scopo ornamentale.

  • Regno

    Plantae
  • Divisione

    Magnoliophyta (Angiospermae)
  • Classe

    Magnoliopsida (Dicotyledonae)
  • Ordine

    Asterales
  • Famiglia

    Asteraceae
  • Sinonimi principali

    Baccharis cuneifolia Moench
    Baccharis a foglie di alimo
  • Nome inglese

    Eastern Baccharis

AREA DI PRESENZA NATURALE

Specie originaria del Canada, Stati Uniti e Messico, ma presente anche alle Bahamas e a Cuba.

AREA DI INTRODUZIONE

nel mondo
Arbusto introdotto in Oceania (Australia e Nuova Zelanda), in Asia (Georgia) ed in Europa.

in Europa
In Europa, la specie è particolarmente diffusa sulla costa atlantica, dalla Spagna settentrionale al sud della Bretagna, in Francia. È stata segnalata anche in Olanda, Belgio e nel Regno Unito.

DISTRIBUZIONE IN ITALIA

La Baccharis a foglie di alimo è stata rilevata soprattutto in prossimità del delta dei fiumi Po e Piave. Osservata in Veneto, in particolare nella Valle Averto, e in Toscana, nei pressi di Livorno.

BIOLOGIA ED ECOLOGIA

Nell’areale europeo, l’arbusto fiorisce tra settembre e ottobre. I tassi di germinazione sono molto elevati (70-99%) e non è necessario un periodo di dormienza invernale; la tolleranza delle plantule a condizioni di scarsa luminosità garantisce il mantenimento di una popolazione stabile e capace di svilupparsi non appena le condizioni ambientali diventano favorevoli. Gli individui possono fiorire già al terzo anno di vita e la quantità di semi prodotti è molto elevata (10.000-1.500.000 semi prodotti da un individuo in una stagione). I semi nel suolo rimangono vitali per almeno 2 anni. Ogni arbusto può vivere fino a 25 anni.

Colonizza inizialmente habitat di origine antropica come bordi di strada e di canali, campi abbandonati, aree industriali dismesse. A partire da questi insediamenti, arriva a invadere habitat naturali principalmente costieri tra cui paludi salmastre, dune fisse, praterie e consorzi forestali ripari dei fiumi soggetti a maree. Nell’areale secondario invade perlopiù gli habitat in cui la vegetazione nativa è periodicamente disturbata da incendi, inondazioni o attività di animali. In Italia (Toscana) la specie si è insediata in modo massiccio nei pressi di comunità a salicornie.

VETTORI DI INTRODUZIONE

Arbusto importato intenzionalmente a scopo ornamentale. In Europa è presente nei giardini botanici già nel XVII secolo e coltivato nei giardini privati nel corso del XIX secolo, dai quali è successivamente sfuggito, naturalizzandosi allo stato selvatico. Specie diffusasi secondariamente anche in modo spontaneo, tramite vento e acqua, e sfruttando il passaggio dei veicoli.

IMPATTI

Dato il suo potenziale riproduttivo, l’elevata capacità di dispersione dei semi e l’ampio range di tolleranza agli stress ambientali, questa specie è considerata molto invasiva.

Rapporti con l’uomo, impatto sanitario e socioeconomico

In alcune zone dell’areale nativo, la specie è utilizzata per il trattamento di stati febbrili e infiammazioni renali. Nell’areale invaso sono stati accertati gli impatti negativi su agricoltura e allevamento. Nel sud degli Stati Uniti è considerata una specie infestante, soprattutto dove i pascoli sono sovrasfruttati; anche in Australia, la specie è considerata un’infestante dannosa per il pascolamento e per l’arboricoltura da legno. In Europa, è stata accertato un rallentamento nella produzione di sale di alcune saline in Bretagna dovuto alla presenza di B. halimifolia. Infine, ha un impatto sugli aspetti ricreativi del sito invaso in quanto favorisce la proliferazione delle larve di zanzara e ostacola l’accesso per i trattamenti insetticidi.

Impatto su altre specie

La specie può avere impatti negativi sulle popolazioni e le comunità indigene, sovrapponendosi alla vegetazione indigena e competendo attivamente per acqua e nutrienti, determinando una importante riduzione del la biodiversità delle specie autoctone.

Impatto sugli ecosistemi

Dense popolazioni provocano un notevole cambiamento nella struttura e la fisionomia delle comunità invase, sino a cambiare la composizione dei suoli. Questo effetto limita lo sviluppo delle specie legate alla paludi, colonizzate da specie alofite. Impatti indiretti a cascata sono stati osservati sull’avifauna, poiché la specie rende meno attraenti gli habitat utilizzati dagli uccelli per la nidificazione e per l’alimentazione.

METODI DI GESTIONE

Risultano fondamentali gli interventi di prevenzione (divieto di importazione, vendita, semina e detenzione) al fine di limitare nuove introduzioni e la diffusione della specie in natura. Il controllo con metodi chimici è il più efficace, tuttavia non applicabile in molti ecosistemi particolarmente delicati (habitat acquatici). L’eradicazione delle giovani plantule, originatesi dalla germinazione e non per vie vegetative, garantisce buoni risultati nel caso di popolazioni ridotte, tuttavia deve essere garantita una rimozione totale delle radici onde evitare la rigenerazione di nuovi individui. Altri metodi meccanici (es. taglio) richiedono maggiori risorse economiche e ripetuti interventi su lunghi periodi. Azioni di contenimento di grandi popolazioni devono essere focalizzate innanzitutto sugli individui femminili, al fine di prevenire efficacemente la dispersione dei semi.

Per ulteriori approfondimenti sul controllo si rimanda allo standard EPPO (PM 9/023(1): Baccharis halimifolia, DOI: 10.1111/epp.12338).

Scheda realizzata da: Società Botanica Italiana