Partenio infestante

Parthenium hysterophorus L
Autore: Forest-&-Kim-Starr
Licenza: CC BY-SA 3.0

Erbacea annuale, aromatica, che in condizioni favorevoli può raggiungere 1.5-2 m di altezza nell’areale secondario. Specie con portamento eretto, fusto rigido, angoloso, pubescente e ramificato nella porzione terminale. Le foglie della rosetta basale, glauche, sono fortemente lobate e di maggiori dimensioni (fino a 30 cm) rispetto alle foglie alterne del fusto, meno incise. I fiori sono numerosi, bianchi, riuniti in piccoli capolini (4 mm) peduncolati, disposti sia all’apice sia all’ascella delle foglie. Ciascun fiore può produrre fino a 5 acheni neri, appiattiti, dotati di appendici sottili che favoriscono la dispersione aerea. La lobatura delle foglie rende P. hysterophorus facilmente confondibile allo stadio vegetativo con altre specie del genere Ambrosia e Artemisia, distinguibili per la presenza di foglie alterne già nelle prime fasi dello sviluppo.

  • Regno

    Plantae
  • Divisione

    Magnoliophyta (Angiospermae)
  • Classe

    Magnoliopsida (Dicotyledonae)
  • Ordine

    Asterales
  • Famiglia

    Asteraceae
  • Sinonimi principali

    Argyrochaeta bipinnatifida Cav.
    Parthenium lobatum Buckley
  • Nome inglese

    Santa Maria feverfew, parthenium weed
Autore: Biswarup-Ganguly
Licenza: CC BY-SA 3.0
Autore: Forest-&-Kim-Starr
Licenza: CC BY-SA 3.0

area di presenza naturale

Specie originaria del Messico, America centrale e meridionale e USA meridionali.

area di introduzione

nel mondo
Invasiva in Australia, Africa, Asia e isole del Pacifico.

in Europa
Presenza accertata in Israele; casuale in Belgio e Polonia.

DISTRIBUZIONE IN ITALIA

Assente.

BIOLOGIA ED ECOLOGIA

La riproduzione di P. hysterophorus avviene solo tramite seme, con un singolo individuo in grado di produrre mediamente 15.000 semi, fino a 100.000 nei casi eccezionali. I semi sono molto longevi se sotterrati e possono germinare anche dopo 8-10 anni. La dispersione avviene tramite aria, acqua, avifauna, veicoli e mezzi agricoli. I semi germinano non appena trovano condizioni favorevoli: umidità, suolo nudo e temperature tra 8-30 °C (22-25 °C è il range termico ottimale). La fioritura avviene 4-8 settimane dopo la germinazione e prosegue fino a quando la siccità o il gelo non uccidono la pianta

P. hysterophorus cresce su qualsiasi tipo di suolo, prediligendo substrati fertili e alcalini, e colonizza una grande varietà di ambienti, in particolare aree disturbate: campi arati, colture permanenti (vigne, frutteti e piantagioni arbustive da frutto, oliveti), pascoli, bordi fluviali, network ferroviari e stradali e altri siti artificiali e antropizzati (discariche). La specie è un’infestante di colture sia perenni sia annuali, tra cui mais, riso e pomodoro

VETTORI DI INTRODUZIONE

Nella maggior parte dei casi l’introduzione è probabilmente avvenuta tramite contaminazione delle sementi (cereali e da pascolo) provenienti dagli USA o da altri siti infestati. In Europa i primi individui sono stati osservati nelle zone di scarico portuale di partite di cereali giunte dall’estero. La dispersione e diffusione può essere anche favorita da mezzi naturali (acqua, aria, fauna, suolo), meccanici (mezzi agricoli e industriali) e dagli spostamenti umani (veicoli, turismo).

IMPATTI

Rapporti con l’uomo, impatto sanitario e socioeconomico

Nella maggior parte dei paesi invasi, la specie costituisce un serio problema per importanti colture qualicaffè, riso, mais, grano, canna da zucchero in cui si riscontra un calo del raccolto fino al 97%a causa del rilascio di sostanze tossiche presenti in tutte le parti della pianta (incluso il polline), che inibiscono la fecondazione, la germinazione e lo sviluppo dialtre piante. Inoltre, la specie ospita diversi patogeni e insetti parassiti delle colture e inibisce la crescita e l’attività di batteri azoto-fissatori e nitrificanti, con conseguenze indirette sulla produttività. P. hysterophorus può risultare tossico per il bestiame al pascolo e compromettere la carne e altri derivati animali, quali latte e miele. Essendo irritante per la cute e le vie respiratorie, la specie provoca gravi reazioni allergiche, talvolta letali nell’uomo. Le persone colpite devono allontanarsi dal sito infestato, vista l’assenza di trattamenti medici efficaci, con gravi ripercussioni socio-economiche.

Impatto su altre specie

La specie è in grado di sopprimere e sostituire la flora indigena. Tra le specie sostituite vi sono anche erbe costituenti la medicina tradizionale di molti paesi.

Impatto sugli ecosistemi

P. hysterophorus altera l’ecosistema contaminando i suoli con effetti tossici prolungati, alterando la composizione floristica e vegetazionale con la formazione di popolamenti monospecifici che alterano la catena trofica attraverso l’esclusione di specie appetite dagli erbivori.

METODI DI GESTIONE

Una corretta prevenzione e quarantena sono fondamentali per impedirne l’introduzione. La diffusione in aree in cui la specie è già presente,può essere limitata eliminando le piante prima della loro fioritura, prevenendo la dispersione dei semi, e controllando rigorosamente macchinari, veicoli, bestiame e altro materiale in transito dalle aree infestate. Poiché la specie non è invasiva in pascoli in buone condizioni, una corretta gestione del carico del bestiame è fondamentale nel controllo della specie. I trattamenti meccanici (sfalcio, taglio e aratura) e l’utilizzo di incendi controllati sono sconsigliati. La rimozione manuale delle piante dev’essere effettuata con dispositivi di protezione. L’utilizzo degli erbicidi si è dimostrato efficace, tuttavia l’utilizzo di sostanze chimiche su vaste aree è economicamente ed ecologicamente non sostenibile. Il controllo biologico si è dimostrato il metodo di controllo più sostenibile ed efficace sul lungo periodo in Australia. Le piante indigene antagoniste possono contrastare efficacemente la specie e rappresentano un metodo di facile applicazione e sostenibile.

Per ulteriori approfondimenti sul controllo si rimanda allo standard EPPO (PM 9/020(1): Parthenium hysterophorus. DOI: 10.1111/epp.12252).

Scheda realizzata da: Società Botanica Italiana